mercoledì 26 novembre 2008

Insieme ai ricchi ed ai potenti

Il governo ed il parlamento, insieme ai ricchi ed ai potenti, quando parlano di soldi, specialmente di quelli pubblici, dicono una cosa per farne un’altra e credono che gli universitari siano dei fessi che non lo capiscano. Lo sanno anche i bambini che un rapinatore professionista, se deve assumere informazioni sul campo sui sistemi di sicurezza, su dov’è il contante ed altre cose utili per svaligiare una banca cerca di passare per affidabile. Si veste e si presenta da persona per bene. Giacca. Scarpe pulite. E con fare cortese si intrufola nella banca come un cliente qualsiasi, meglio, come un buon futuro cliente. “Buongiorno, vorrei aprire un conto corrente. Mi serve anche una cassetta di sicurezza e nel caso vorrei fare pure qualche piccolo investimento, anche se i tempi non sono propri buoni. Potrei parlare con il direttore?” . Ecc. ecc. Così parla, si comporta e si presenta un rapinatore per studiare la banca. Si comporta così perché, per avere le informazioni che gli servono, deve carpire la fiducia della banca. Deve essere percepito come uno che fa gli interessi della banca facendola guadagnare. E’ cosi. Lo sanno anche i bambini. E’ una cosa di dominio pubblico. O c’è qualcuno che crede che un rapinatore per ispezionare una banca, vada dal cassiere e dica: “Buongiorno sono il vostro prossimo rapinatore. Potreste essere così cortese da dirmi tutto sulle cassette di sicurezza? E l’allarme come funziona? I contanti dove li mettete? Il guardiano dove stà? E’ attento o si distrae? Che turni fa? I titoli al portatore dove sono?” e dopo aver diligentemente appuntato tutto sul taccuino, saluti dicendo: “Grazie, ci vediamo lunedì prossimo, all’orario di chiusura. Io sarò quello col passamontagna grigio e la pistola. Vi presenterò anche quello che verrà col fucile. E’ un simpaticone, vedrete. Ciao.” Uno che pensasse una cosa del genere, sarebbe considerato all’unanimità un’idiota. Senza dubbio e riserve. E allora perché si dovrebbe pensare questo quando si parla di governo, di parlamento, di ricchi e di potenti. Forse è che questi sono degli sprovveduti, che non sono dei professionisti come il rapinatore in questione? Ma se non lo fossero, non sarebbero ricchi, potenti o politici, bisogna avere una grande ‘cazzimma’ per essere ricchi, potenti o per fare i politici. Essere dei professionisti è una qualità indispensabile per ricoprire questi ruoli. Sono dei professionisti e si comportano come dei professionisti, e cioè come il rapinatore che per preparare la rapina dice delle cose per farne altre. Devono carpire la fiducia della gente. Quale idiota può essere convinto che dietro le parole dei ricchi, dei potenti e dei politici non ci sia il progetto di rapina dei beni comuni come la scuola, il sapere, la ricerca, la sanità, la diminuzione di qualsiasi salario ed il non riconoscimento di un reddito per la produttività della vita. Con la globalizzazione hanno rapinato qualsiasi ricchezza prodotta dalle moltitudini. E per farlo hanno ucciso, solo in Italia ci sono migliaia di morti sul lavoro all’anno, e hanno massacrato ed affamato, il mondo è sconquassato da decine di guerre, hanno, ancora, devastato i cieli e le terre, le città, le metropoli ed i villaggi. E non si fermano. Vogliono continuare. Vogliono rubare alle nuove generazioni pure il passato, cancellando la memoria, imponendo l’ignoranza. Vogliono rubare ai giovani anche il presente, con la miseria, imponendo la precarietà e persino il futuro, facendo credere che non c’è nulla da fare, imponendo la rassegnazione. Il governo ed il parlamento, i ricchi ed i potenti parlano di meritocrazia ma vogliono imporre la selezione di classe. Altrimenti, spiegateci, quale merito ha la Santa Ignoranza, che per abilitarsi come avvocato è dovuta venire nel sud d’Italia a centinaia di Km dalla sua università. Non di merito si tratta ma di soldi e di potere. Soldi per affrontare le spese per la collocazione nella sede idonea ed il trasferimento. Potere, come il poter intrattenere relazioni e rapporti, che gli ha permesso anche di diventare ministra, senza il merito di diventare avvocato a casa sua. Meritocrazia, c’è bisogno di meritocrazia, grida Mariastella ai quattro venti, mentre rinnova le caste di governanti e parlamentari, di ricchi e potenti con i suoi figli, i suoi giovani amici e giovani parenti, togliendo soldi all’università per darli alle banche, alle finanziare e alle imprese che invece di intraprendere, parassitano con i nostri soldi. E chi sono i padroni ed i manager delle banche, delle finanziarie e delle imprese che non intraprendono? Sono i signori delle caste dei governanti, dei parlamentari, dei ricchi e dei potenti. Parlano di riduzione della spesa, ma hanno causato la crisi appropriandosi senza remore della ricchezza sociale. Ed ora, che hanno intascato il bottino, tutto il bottino, parlano di riduzione della spesa e invece spostano ricchezze dal lavoro, dalla sanità, dal sapere, dai beni comuni per darli ai privati, per accumulare un altro bottino da spartirsi. Parlano di voler liberare l’università dai baroni, ma sono essi stessi baroni. Che sono equamente spariti fra politici, ricchi e potenti. Fra loro sono tanto corretti e rispettosi come sono scoretti ed infami col resto del mondo. Ma gli universitari non sono fessi. E non hanno paura. E non pagheranno questa crisi. Invece il 28 novembre alimenteranno una nuova onda anomala che diverrà una mareggiata nello sciopero generale del 12 dicembre.
Lo sappiamo, si può vincere solo difendendo la nostra indipendenza, la nostra irrapresantatività che, costituente comune, imponga la nostra autoriforma per dar vita alla nostra vita, alla nostra università, alla nostra ricchezza e abbondanza. Contro i simulacri del potere, della merce, dell’ignoranza.
L’università può fare a meno dei baroni, dei politici, dei ricchi e dei potenti ma non degli universitari. Vincere alimentando l’onda, con i nostri corpi, le nostre passioni, la nostra intelligenza, il nostro lavoro per la vita. Fare moltitudine, costruire autonomia, creare mondi.
>>> Ondanomalaunisa

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